mercoledì 15 ottobre 2008

Storia del paese

Nel IX secolo sono citate due fare di pertinenza della chiesa di San Silvestro, di proprietà del nobile longobardo Maione (1). Questi possedimenti saranno quindi ceduti all'abbazia di Montecassino e compariranno nel Memoratorium dell'abate Bertario (2).

L'insediamento di Canosa è citato nel IX secolo tra i possedimenti abbaziali e fu quindi donato nel 1113 al vescovo di Chieti da tali Cono e Roberto, figli di Gisone. La donazione comprendeva anche boschi, vigne, mulini e chiese appartenenti al castello.
Sempre nel XII secolo Canosa è citata nel “Libro di re Ruggero” compilato dal geografo arabo Al-Idrisi. Canosa viene indicata a quindici miglia da Pennapiedimonte e ventiquattro da Ortona.

Nel XIII secolo viene ricordato il castello, in possesso di Guglielmo di San Giuliano, "giustiziere d'Abruzzo" e fedele al re Manfredi, che vi pose una guarnigione comandata dal capitano Roano. Il castello passò in seguito nelle mani del "vicesecreto" d'Abruzzo ed è ricordato in un documento del re Carlo d'Angiò, al comando del capitano di Lanciano Roberto Morello. Feudatari del castello nei secoli successivi furono Riccardo di Sant'Apollinare e Gentile di Lettomanoppello (3). Il feudo era suddiviso in otto "frazionamenti", a ciascuno dei quali era a capo un signore.
In una pergamena del 1271, conservata nell'archivio della Curia Arcivescovile di Chieti, si descrivono i beni di Orni, precisando che la località era situata fra Castrum Canusii, Castrum Modii e Castrum Argelli.
Nel '300 Canosa viene menzionata per le decime degli anni 1308, 1324-25-26.

Nel 1531 Canosa passò sotto Emanuel de Vega, in seguito alla ribellione di Lanciano, al quale apparteneva il feudo, contro l'imperatore Carlo V. Nel 1533 Alfonso Roderigo governava i castelli di Ari, Arielli e Canosa. In quell'epoca era attiva a Canosa la produzione artigianale di macine da mulino (4). Il feudo si trovava al confine tra i territori delle diocesi di Ortona e di Lanciano (attualmente riunite nell'arcidiocesi di Lanciano-Ortona), che se ne contendesero la gestione (5). Nel 1625 il feudo passò alla famiglia Valignani e quindi ai Celaya (6): i mariti delle numerose figlie della famiglia esercitarono il dominio sui frazionamenti del territorio canosino.

Dopo l'abolizione della feudalità nel 1806, Canosa partecipò alle vicende risorgimentali (7). Con l'annessione al Regno d'Italia nel 1861 aggiunse al nome di "Canosa" l'epiteto di "Sannita", per distinguersi da Canosa di Puglia fu interessata dal fenomeno del brigantaggio: si ricorda la presenza nel territorio del brigante Nunziato Mecola (8), che il 24 dicembre 1860 devastò e saccheggio le case del parroco Vincenzo De Pillis e del sindaco Pietro Mattucci.

Al plebiscito del 1860 per l'annessione al Regno d'Italia, su 405 iscritti votarono 383 elettori e tutti si dichiararono favorevoli.
A partire dal 1862 Canosa fu uno dei monti frumentari, istituzioni di prestito di grano e cereali per i paesi vicini (9), che assisteva circa trecento persone.

Durante la seconda guerra mondiale, Canosa fu quasi interamente distrutta.
Al referendum istituzionale del 2 giugno 1946, i voti per la Repubblica furono 592, quelli per la monarchia 404, le schede bianche 41 e i voti non validi 64.

NOTE
1 = Nella frazione di Orni sono stati rinvenuti resti di una villa rurale, con fasi di epoca bizantina (VI-VII secolo) e probabilmente longobarde.
2 = Vi sono elencate di San Benedetto, Santa Maria, San Comizio e San Silvestro in loco qui dicitur Orni.
3 = Gentile di Lettomanoppello era in possesso dei sei ottavi del feudo di Canosa, che in quell'epoca contava circa 300 abitanti; una piccola parte del possesso era con Franzica da Lettomanoppello. Il feudo pagava annualmente al papato, per le chiese sotto il suo potere circa cinque tareni, che col tempo divennero tre.
4 = La produzione delle macine da mulino è attestata nei documenti del notaio Macciocchini, uno dei quali costituisce un contratto per la consegna di 55 macine all'anno, al prezzo di 7 ducati ognuna nel castello di Canosa e con multa di 50 once d'oro in caso di mancato adempimento.
5 = Stando ad un documento del notaio Macciocchini, il parrroco di Canosa, don Angellotto, venne scomunicato dal vescovo di Lanciano Giovanni di Salazar in occasione di una sua visita pastorale nel 1540 per essersi rifiutato di aprire il ciborio per l'ispezione, secondo gli ordini ricevuti dall'arciprete di Ortona don Giovanni Bonfiglio.
6 = Lelio Celaya acquistò il fedo da Caterina e Francesco Petrucci, di Siena. Sono in seguito attestati un altro Lelio Celaia (come in seguito si trascrisse il cognome) nel 1690, un Alvaro Celaia nel 1712, un Alfonso Celaia nel 1746 e infine un ulteriore Lelio Celaia probabilmente nel 1794, che aveva sposato una sua parente, Ippolita Celaia.
7 = Tra i cittadini arrestati per attività contro il governo ci furono Biase Tiberi (imprigionato nel 1848, in libertà provvisoria nel 1850 e liberato definitivamente nel 1856), Francesco Porrese, Francesco Granata, Felice De Felice e, soprattutto, il caso di Vincenzo De Pillis, Biagio Tiberi e Carlo Filippo Matteucci, accusati di cospirazione contro il re e liberati nel 1855 nonostante le prove scritte della cospirazione.
8 = Il brigante Nunziato Mecola il 30 novembre 1861 mosse da Orsogna verso Arielli , dove massacrò le guardie e diversi cittadini, autoproclamandosi in seguito generale del re Francesco Il e bruciando lo stemma sabaudo. Parte della popolazione locale appoggiò la rivolta, repressa invano dalle guardie nazionali (fu arrestato un certo Tommaso Di Camillo, capo dei rivoltosi locali). Il 3 dicembre fu inviato da Tollo, un corpo di venticinque carabinieri e alcune guardie nazionali col compito di ristabilire l'ordine e Mecola si diresse ad Ari e quindi verso Canosa, dove si verificò l'episodio della barbara uccisione del tenente della guardia nazionale Carlo Filippo Matteucci, il cui corpo rimase esposto nel luogo dell'uccisione finché la moglie, Anna Torrese, non ne implorò la sepoltura. Traccia dell'episodio rimase nel detto canosino "vu fa la fine di Care Filippe?". Il brigante Mecola passò in seguito Tollo il 27 dicembre, dove respinse le guardie nazionali, saccheggiò ed incendiò diverse abitazioni e liberò tutti i detenuti del carcere. Prima di lasciare scelse una guarnigione che doveva governare il paese, comandata dal vasaio Gabriele Marino e da Giustino Polidoro; poi si diresse alla volta di Miglianico, ritornando ad Orsogna il 4 gennaio 1862. Mecola fu arrestato nel novembre 1861 e condannato ai lavori forzati a vita dalla Corte d’assise di Chieti il 26 aprile 1863. Morì nel bagno penale di Castelluccio, a Genova, il 26 maggio 1876.
9 = L'amministrazione del monte frumentario era a carico del sindaco e di due consiglieri appositamente eletti: la rendita annua testimoniata nei bilanci assomava a 754 lire, con imposta di 158 lire e stipendi ed onorari pagati per 84 lire; circa 6.000 lire erano date in beneficenza.

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